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Quando si scrivevano le lettere

Scritto da Giuseppe Messe il 16 settembre 2009 – 05:381 Commento

portalettere(di Valentina Altavilla) Caro amico, ti e – scrivo. Alzi la mano chi, oramai, non ha familiarità con segni del tipo @, x al posto di per e infinite faccine (:-), dette in gergo “internettiano” smile.

E già, perché nella moderna società del computer, delle telecomunicazioni e del cellulare, tutti noi, volente o nolente, utilizziamo costantemente gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione, anche per comunicare, magari, con l’amico affianco.

Ma in tutto questo caos virtuale di parole, di emozioni e stati d’animo espressi attraverso i 360 caratteri di un sms o attraverso la fredda tastiera di un PC, qualcosa si è perso per la strada. Un qualcosa che ha una storia plurimillenaria: la lettera. Difficile infatti, per molti dedicarsi oggi a una pratica cosi antica e così affascinante. Il motivo? Semplice, la mancanza di tempo,  soprattutto, così prezioso  per scrivere, col rischio di sporcarsi anche le mani d’inchiostro.

Nel novembre 2000, l’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione) svolgeva per conto di Poste Italiane un’inchiesta sul rapporto tra gli italiani e lo scrivere lettere. L’11 per cento degli intervistati dichiarava di dedicarsi alla corrispondenza epistolare almeno una volta al mese, il 9 per cento ogni due – tre mesi; tra i 18-29enni, l’8 per cento diceva di scrivere tutti i giorni o quasi lettere personali ad amici o parenti o conoscenti, il 9 per cento e-mail (il 39 per cento messaggi con il cellulare). Oggi, dall’indagine Istat sulla Vita quotidiana nel 2007, apprendiamo che tra le persone connesse a Internet (il 37 per cento degli italiani con più di sei anni), più di tre quarti ha utilizzato la rete per comunicare tramite posta elettronica, quasi un terzo tramite altre forme come le chat. Nello stesso anno, come attesta il rapporto del Censis, il telefono cellulare ha raggiunto un indice di penetrazione complessiva pari all’86,4 per cento e ormai le funzioni “telefonare e mandare brevi messaggi di testo” vengono considerate un tutt’uno.

Insomma, delle lettere non si ha più notizia. Abbiamo chiesto in giro ai mesagnesi cosa ne pensassero di questa pratica, ormai caduta in disuso, e la risposta è stata pressoché unanime: “ è un vero peccato che oggi nessuno scriva più lettere, soprattutto i più giovani”, ci dice il signor Paolo, “fino a 30 anni fa, quando si partiva per il militare, l’unica forma che permetteva di tenerci in contatto con le nostre famiglie era proprio la lettera”; e la signora Cosimina aggiunge: “ la tecnologia ci ha veramente abituato male; ricordo come, prima che si diffondessero i cellulari, e siamo tra gli anni ’70 e ’80, si scrivevano sempre lettere e cartoline d’auguri a parenti lontani; la cassetta della posta era sempre piena, oggi, invece, è piena solo di volantini pubblicitari. Scrivere una lettera era davvero un bel momento, come emozionante era anche l’ansia di ricevere presto una risposta. Oggi, al contrario, abbiamo tutto e subito, e si è perso il valore di qualsiasi cosa”, conclude con un pizzico di amarezza la nostra intervistata.

Eppure questa forma di comunicazione ha una storia antichissima; basti pensare, infatti, che le più antiche lettere della storia occidentale di cui si conosca l’esistenza risalgono al periodo tra il VI e il IV secolo a.C., scritti a graffio su sottili lamine di piombo rinvenute in genere arrotolate o su frammenti di coccio. Sono testi brevi, disposti su poche righe che contenevano in genere ordini, disposizioni o richieste.

Insomma, sarebbe davvero bello riprendere l’abitudine di stare lì, davanti ad una scrivania, con la penna in mano e un foglio bianco davanti e scrivere, scrivere, scrivere. Sarebbe, appunto, il condizionale, purtroppo, è d’obbligo.

1 Commento »

  • Lu Malignu scrive:

    lo “scrittore telematico” non scriveva lettere nemmenoquando era giovane e scapolo. il suo intervento o commento è dettato soltanto da protagonismo. le poste funzionano,signorina valentina. se la gente non scrive è imputabile solamente a pigrizia o insensibilità, mi creda sulla parola

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