Isbem: studi per combattere l’ostioporosi
Mecoste: a Mesagne l’Isbem lavora contro l’osteoporosi. La prevenzione attiva delle fratture ossee fa risparmiare soldi e complicanze. Nei mesi scorsi, l’Isbem ha proposto ad alcune istituzioni, Amministrazioni comunali, Confcommercio, Banche, ecc., il progetto Mecoste al fine di ridurre le complicanze da fratture ossee osteoporotiche. Si intende valutare i soggetti a rischio che, solo a Mesagne, corrispondono a circa il 15% della popolazione, ossia 4500 cittadini. L’idea dell’Isbem é provvedere a educare-aiutare i propri cittadini a prevenire le malattie evitabili. E’ il caso dell’osteoporosi in quanto oggi si può eseguire la densitometria ossea ad ultrasuoni, non solo in vari ambulatori delle Asl, ma anche in laboratori di ricerca come quello che l’Isbem ha allestito nel convento dei Cappuccini a Mesagne con strumenti giusti e personale medico-tecnico specializzato per fare l’esame in modo semplice, non invasivo e gratuito.
L’osteoporosi è un problema di sanità pubblica che rappresenta la prima causa di disabilità per sue complicanze socio-sanitarie, dirette e/o indirette. Gli oneri a carico dei singoli, delle famiglie e delle Asl sono pesanti: fratture di femore e di vertebre, ricoveri, protesi ortopediche, assistenza domiciliare, inabilità al lavoro, riabilitazione, etc. Un ricercatore dell’Isbem, Prisco Piscitelli, con lavori fatti fra il 2005 ed il 2009, ha dimostrato che i costi per le fratture di femore sono più elevati di quelli per l’ospedalizzazione da infarto miocardico acuto. “Il capitale umano coinvolto nei progetti intrapresi dall’Isbem è costituito da giovani con esperienze di studio diverse, biologi, ingegneri, economisti, informatici, infermieri, tecnici, medici, ecc. che, senza tali opportunità scientifiche, abbandonerebbero questo territorio”, ha dichiarato il prof. Alessandro Distante.
Il progetto “Mesagne Contro l’Osteoporosi” (Mecoste) è dunque un’occasione per tutti, in quanto la comunità da un lato può ridurre le fratture dei soggetti a rischio e dall’altro qualche giovane in più si può radicare utilmente nel territorio, attraverso la ricerca. Un progetto di prevenzione attiva sull’osteoporosi costituirebbe un buon modo di presentarsi essendo una buona pratica esportabile, invertendo la rotta usuale che ci vede spesso passivi ricettori di buone pratiche altrui. Il Rois (registro osteoporosi ionico salentino), sarà coordinato da Prisco Piscitelli ed Enzo Debonis, oltre che da giovani in formazione quali Giovanna Chitano, Mino Neglia, Tina Mundi, Lucia e Daniele Paladini, Valerio Pantile e Domenico Argentiero, in sinergia con gli specialisti ortopedici, fisiatri, endocrinologi, reumatologi, internisti, ginecologi e geriatri. Essi esplorano i vari modi per combattere l’osteoporosi, che va diagnosticata in tempo e curata con le misure adeguate: più movimento, più cibi ricchi di calcio nella dieta e, solo se necessario, i farmaci giusti ed un monitoraggio non invasivo.
Programmare la prevenzione attiva significa fare un percorso concreto di educazione alla salute, senza il quale nessun sistema sanitario può reggere, nel futuro, i costi elevati di tecnologie, servizi e farmaci.








