Il maresciallo gentiluomo. Storia degli anni di piombo
Il maresciallo gentiluomo. Lo incontriamo in, piazza IV novembre, l’antico Sedile, la piazza che racconta la storia di questa città. Il maresciallo dei carabinieri Donato Mancino ( a sinistra nella foto) ha comandato la stazione di Mesagne durante gli anni di piombo, dal 1987 al 1991. Ora vive a Bisceglie da tranquillo pensionato, ma non disdegna di tornare a Mesagne che lo insignì della cittadinanza onoraria “per l’impegno profuso nella lotta alla criminalità organizzata” e che lo vide protagonista in quel periodo difficile e cruento per questa città che, grazie alle Forze dell’Ordine, dell’Amministrazione comunale e alla volontà di riscatto di tutto il popolo mesagnese, riuscì a venir fuori da tunnel della paura. Nel 1995 é stato insignito con una medaglia oro e con la medaglia Mauriziana dal Comando generale dell’Arma. Lo scorso 20 aprile 2009 è stato nominato ufficiale al Merito dell’Ordine della Repubblica. Dal 2003 ha i gradi di tenente.
“Oggi vedo con immenso piacere che Mesagne è tornata ad essere vivibile – dice -. Droga, estorsioni, rapine, contrabbando di sigarette, furti di automobili e negli appartamenti. E’ storia passata, anche se bisogna restare sempre vigili”. Racconta: “Non conoscevo Mesagne, ma ne aveva sentito parlare di questa città. Con me in quel periodo arrivarono carabinieri nuovi da varie parti d’Italia”.
Quali furono i fatti di sangue più eclatanti che caratterizzarono quel periodo. “Innanzitutto l’omicidio di Emanuele Rogoli, fratello di Pino, capo storico della Sacra Corona Unita. Successivamente quello di Antonio Antonica che era un sorvegliato speciale. In un primo momento fu ferito mentre rientrava a casa. Ricordo che i killer si appostarono in un vigneto di fronte alla sua abitazione, alla periferia della città. Antonica, capì che gli era stato teso un agguato, forzò il cancello del condominio dove abitava con l’auto e si salvò. Poi, però, fu ammazzato in una stanza dell’ospedale dove era ricoverato assieme ad altri sei degenti da un commando che entrò dall’ingresso secondario dell’ospedale. Fu ucciso con sei colpi con un fucile a pallettoni”.
In quel periodo nel centro storico dove oggi siamo tranquillamente seduti per l’intervista, la sera non si poteva circolare. “Assolutamente no. Pattugliavamo il centro storico dove facevamo numerosi appostamenti per la presenza in questa parte della città di diversi elementi che erano agli arresti domiciliari. Il centro era il covo di molti elementi affiliati alla Scu”.
Ma che tipi di organizzazione era la Sacra Corona Unita. “Era collegata con la camorra napoletana e la ndrangheta calabrese”.

I magistrati che combatteremo la Sacra Corona Unita. Da sinistra Nicola Piacente, Michele Emiliano e Paolo Leone De Castris
Ci racconti qualche intervento particolare dei carabinieri? “Una sera, mentre la volante dei carabinieri pattugliava via De Gasperi, in contrada Seta, la zona nuova della città, fu notata una Fiat Croma con dentro cinque individui con il volto coperto che, alla vista della nostra Alfetta, si diedero alla fuga sulla statale 7, in direzione Brindisi. Furono inseguiti ma i malviventi riuscirono a seminare la pattuglia dirigendosi verso Sandonaci. Successivamente trovammo la Croma incendiata nel bosco Lucci. Nei giorni successivi cosa accadde accaddero alcuni episodi molto cruenti”. Cioè: “Ci fu un primo tentativo di uccidere Emanuele Rogoli e qualche giorno dopo avvenne l’omicidio di Donato Semeraro. Lo trovammo dopo quattro-cinque giorni dalla sua scomparsa in un vigneto. Fu ucciso con una pistola 7,65 e, sul cadavere, trovammo alcune monete, 200-300 lire. Il significato era che la sua vita non valeva più di tanto. L’auto di Semeraro, una Fiat 164, la trovammo bruciata in un vigneto qualche giorno dopo”.
Durante la permanenza a Mesagne ricevette mai minacce? “Si, ma a mio parere furono delle ragazzate perché sono convinto che non furono pensate dai capi”.
Fece degli arresti “eccellenti”: Cantanna, Geusa, Delle Grottaglie, Semeraro, Calia, Randino, D’Oria. “Antonello Geusa fu ammazzato vicino la sua abitazione in piazza Sant’Anna dei Greci mentre Umberto D’Oria, soprannominato “Uecchi di lupo”, fu fatto sparire e il suo corpo non fu mai trovato”, continua. E ricorda: “D’Oria, mentre era agli arresti domiciliari, un giorno lo incontrai nel primo pomeriggio, intorno alle 14.30, in piazza Porta Grande. Lo portai in caserma e gli feci una paternale. Pianse e mi disse che si era trovato dentro a quella brutta storia e non sapeva più come uscirne. Non so quanto fosse sincero. Altri pregiudicati dimostravano pentimento e mi dicevano che non sapevano come fare, che non avevano un lavoro, che temevano di essere ammazzati se avessero tentato di uscire dall’organizzazione, come accadde a Giovanni Semeraro, definito “sgarrista” della Scu. Mi diceva che voleva venir fuori dall’organizzazione e lasciare Mesagne. Vennero a sapere di questa sua volontà di pentirsi, fu portato in campagna e lo crivellarono. I killer, pensando di averlo ucciso, non gli diedero il colpo di grazia in testa. Quando il commando andò via Semeraro, ferito gravemente, riuscì a raggiungere una casa e con un Apecar raggiunse l’ospedale da dove ci chiamò. Quando arrivai mi implorò di essere protetto e mi disse che, se si fosse salvato, avrebbe raccontato tutto. Fu sottoposto ad un complicato intervento chirurgico, si rimise, mi raccontò tutto e mi disse che era stato decisa la sua morte perché era stato accusato di essere mio confidente. Purtroppo dopo un mese fu prelevato dalla sua abitazione, portato in campagna sulla strada per Torre S. Susanna, pestato ed ucciso”.
La gente collaborava con le Forze dell’Ordine? “No, aveva molta paura, aveva intenzione di collaborare ma non si esponeva più di tanto”. Ma come questa città riuscì a liberarsi da quella tremenda cappa. “Perché ci fu un’Amministrazione comunale veramente coraggiosa. Fece una grande manifestazione di protesta. Ricordo che il sindaco era Elio Bardaro con Faggiano vicesindaco: A Brindisi avevamo magistrati di grande intuito e valore come Emiliano, Piacente Leone De Castris, Liguori che ci aiutarono in tutto. Tra il febbraio 1988 e novembre 1990 ci furono 18 omicidi; non avevamo il tempo di indagare su un omicidio che già ne avevamo un altro. Arrestammo una settantina di elementi e la città di liberò da questa tenaglia”.
A 67 anni, portati molto bene, ha abbozzato uno scritto sulla sua storia di carabiniere, da quando giovanissimo si arruolò agli ultimi giorni in cui portò la storica divisa. Una parte importante del libro è dedicato alla storia di questa città.










Con piacere sento parlare del M.llo Mancino giustamente chiamato “M.llo Gentiluomo”: Ebbi il piacere circa 6 anni fà di vederlo a Bisceglie, quando sapendo che la Virtus Mesagne giocava appunto a Bisceglie venne per salutarci convinto che avrebbe trovato qualcuno che conosceva. Ci salutammo cordialmente e mi invitò a casa sua alla prossima occasione.
Alla luce di fatti narrati dall’ex marasciallo Donato Mancino della stazione dei carabinieri di Mesagne. In riferimento al periodo degli anni di piombo di cui Mesagne è stata fatta oggetto con una lunga serie di gravi atti di violenza a tutti i livelli. Personalmente ho sempre pensato che la situazione, nonostante tutto, era ben sotto controllo da parte di alcune istituzioni locali dello Stato. E’ questo in cosiderazione del fatto, che in quel periodo mi fu riferito, che prima che iniziasse questa esclation di violenza, fu fatta una lettera anonima tranquillizzante ad alcuni organi giudiziari o militari dello Stato dove si comunicava che lo Stato si doveva tenere in disparte e di non fare nessun tipo d’ indagine almeno per quel momento perchè a Mesagne si dovevano uccidere circa 150 persone. Poi mi fu raccontato anche che alcuni malavitosi mesagnesi imposero una regola che in questo comune, non si doveva più rubare. E’ questo lo sapevano tutti anche i sordi. Ricordo che quando mi fu detta questa cosa mi venne anche da ridere e poi pensai anche a come ci rimarranno male le altre città d’ Italia o paesi limitrofi quando verranno a conoscenza di questo notizia. Pur non volendo credere a queste cose che mi sono state dette e che ho appena raccontato, rimane sempre il fatto che ci sono alcune situazioni che sono successe in questo territorio, che parlano chiaro e fanno riflettere. Ad esempio l’ex boss Antonio Dodaro di Lecce, sempre in quel periodo degli anni di piombo a Mesagne, che per togliersi i nemici o le persone che gli davano fastidio davanti, si rivolgeva prima allo Stato telefonicamente, se poi lo Stato non fosse stato capace a elimirli, sarebbe intervenuto lui dandogli l’eterno riposo. E’ tutto questo è scritto negli atti di un processo dove vi sono anche tantissime di queste registrazioni telefonaci che Antonio Dodaro faceva ad alcuni organi dello Stato.
Anche nel Brindisino credo che sono successi molti fatti analoghi, tra questi voglio raccontare quello che ho letto sui giornali su una persona malavitosa di Brindisi chiamata Bullone, che addirittura per la troppo sicurezza faceva gli omocidi anche in diretta telefonica. Se dobbiamo parlare di alcuni ordini di custodia cautelare, emmessi in base all’indagine investigativa, riscontriamo che alcune persone sono state arrestate anche con accuse o prove montate ad arte, subendo lunghi periodi di carcerazione ed in alcuni casi anche condanne definitive pur essendo completamente innocenti. Vorrei ricordare anche che la giustizia é uguale per tutti.
Distinti saluti. Simone Antonio Secondo
sento parlare del M.llo Mancino spero tanto di poterlo rivedere,
fa sempre piacere poter parlare con un uomo che ha portato la divisa con onore
IO SIMONE ANTONIO SECONDO, JOSE’ MOURINHO E GESU’ CRISTO FORSE POSSIAMO EPOTIZZARE TRE CORPI IN UNO SOLO, COME IL PADRE IL FIGLIO E LO SPIRITO SANTO.
Racconto questa storia perchè credo che potrebbe avere la sua importanza, forse per capire anche meglio la personalità di un individuo.
Avevo circa dieci anni, un bel giorno mi chiama il padre di un’amico di infanzia, e mi dice queste parole: Mio figlio è stato denunciato per un furto, tu di questo fatto nè sai niente? Io nel sentire questo, gli rispose subito, che non sapevo nulla di tutto questo, e che non mi risultava che il figlio faceva queste cose. Sentendo questo il padre del mio amico immediatamente mi dice: Mi fai un favore, sei disposto a confermare queste parole davanti agli ufficiali della stazione dei Carabinieri di Mesagne ? Ben volentiere gli risposi io, visto che questa e la verità che risulta a me. E’ subito dopo ricordo che pensai anche: Che oggi grazie a questo fatto mi sono guadagnato un bel giro con la macchina, senza considerare o capire l’ importanza della mia testimonianza o la presenza dell’arma dei Carabinieri. Fui ancora più entusiasta quando ho saputo o vidi, perchè stava venendo a prenderci, che il giro con la macchina era addirittura con il vecchio pulmino Fiat che avevano in dodazione a quell’ epoca i Carabinieri. Eravamo in tre, io, il figlio di questa persona che mi interpellò e un’altro nostro amico e coetanio.Dopo essere stati invitati, salimmo in questo veicolo, ed io ricordo ancora che ero molto contento di questo fatto perchè ritenevo che questa era una fortunata occasione per farmi un giro con questa macchina così importante. Quando arrivammo però in caserma, questa mia contentezza o allegria presto si tramutò in una leggera amarezza. Dico in una leggera amarezza, perchè non capì in pieno il vero significato di queste parole che sto per dire, ma intuì la gravità solo attraverso la faccia fortemente stupida del padre del mio amico, che era presente anche lui in quel momento, e che fra l’ altro mi difese anche, dicendo queste precise parole: Signor marasciallo questo ragazzo non centra nulla e venuto solo a testimoniare.Le parole in questione furono questi: Il Marasciallo nel mentre che mi stava interrogando, o stava facendo finta, mi chiesi prima come mi chiamavo: Ed io gli rispose immediatamente. Subito dopo mi ha risposto anche lui, dicendomi queste parole: Basta così perchè lei e di famiglia, dopo non ci furono altre domande. Poi andammo via quasi immediatamente e queste parole che mi disse il Marasciallo li dimenticai subito una volta fuori della Caserma. Per poi ritornare il giorno dopo nella mente, perchè così per caso, mi trovai vicino a delle persone adulte, che stavono discutendo di questo fatto, fra queste persone, vi era anche la moglie del padre di questo mio amico, che mi invitò a testimoniare, nel sentire parlare questa signora, notai un certo chè di dispiacere o meraviglia, quando raccontò anche queste parole che disse a me questo marasciallo. E aggiunse anche: Come è possibile una cosa del genere, se la famiglia di questo ragazzo, lavora onestamente dalla mattina alla sera? Di questo fatto mio padre non ha mai saputo niente. Se ricordo bene, solo mia madre e siamo stati zitti. Dopo questo fatto vorrei anche precisare: Che a casa mia, non vi era mai stata la presenza per nessuna ragione di un qualche agente del forze dell’ordine, ed anche io stesso fino all’ età all’incirca di 18 o 19 anni o mai avuto nessun tipo di problemi di questo genere. In seguito, questo fatto poi lo dimenticato, anche se qualche volta mi ritornava al mente di tanto in tanto. In età adulta ricordandomi ancora di queste parole, mi sono posto queste domande: Ma con quale coraggio, onesta e intelligenza, si può offendere e umiliare un bambino di circa 10 anni, in questo modo così grave ? Oppure con quale coraggio, onesta e intelligenza, si può offendere una famiglia in questo modo? Che lavora onestamente della mattina alla sera, che non dorme per andare a lavorare, che non mangia per andare a lavorare, che non va a nessuna festa per andare a lavorare, che non va in vacanza per andare a lavorare, che non va al mercato o al negozio per comprarsi i vestiti per loro stessi per andare a lavorare. A casa mia ricordo anche: Che vi è stato sempre, quando era vivo mio padre un grosso movimento quotidiano di persone, che andavono e venivano, e tutti per pregarlo nel tentativo di farlo lavorare per loro. Questo era ed è stato mio padre fino al suo ultimo giorno di vita. Forse fin troppo onesto, fin troppo lavoratore o fin troppo buonaccione….
Distinti saluti Simone Antonio Secondo.
“LA MIA PRIMA VOLTA CON LO STATO”.
Era l’ anno 1981 ed io e un’altra persona ci stavamo recando al bar dove adesso ce l’attuale golden, arrivati presso la villa comunale, ci rendiamo subito conto, che stavono facendo una rapina alla bank, dove attulmente si trova il Monte dei Paschi di Siena. Scendiamo dalla Macchina, ed io me ne vado nel bar. Terminata la rapina, io è tant’altre persone, come di solito sempre succede, nei luoghi dove accadono queste cose, ci siamo avvicinati tutti al posto dov’era stato commesso il crimine, tempo per spargersi un pò la voce, che dopo è arrivato anche, si può dire, quasi tutto Mesagne. Nel frattempo, sono arrivati anche i Carabinieri, e forse anche altre forze dell’ ordine. Dopo circa 15, 20 minuti, vedo che si affaccia dalla vetrina della bank, insieme ad un’altro agente, che io non conoscevo, il Marasciallo della stazione dei Carabinieri di Mesagne, e vedo anche che stavono parlando fra di loro, e che il Marasciallo, aveva puntato anche il dito verso di me. Poco dopo esce l’ agente che stava parlando con il Marasciallo, e si dirige verso di me. Mi raggiunge e subito mi blocca, si dichiara di essere un’ agente delle forze dell’ordine, e mi dice anche: Che da quel momento, ero in stato di fermo, e che dovevo essere tradotto in Caserma. Sentendo questo, subito gli rispondo: Scusi, io sono a vostra completa disposizione, ma senza usare maniere poco gentili, anche perchè non posso andare da nessuna parte, prima perchè come sta vedendo anche lei, non posso camminare bene a causa della gamba ingessata, e poi anche per il fatto, che non esistono ragioni che io possa scappare. Ricordo anche che insieme a me in mezzo a tutta quella folla, presero anche un’altra persona, che io fino allora conoscevo solo per sentito dire, e se lo conoscevo di sicuro non eravamo amici, che ci fraquentavamo. Sapevo anche: Che costui era un pregiudicato, ma dopo conoscendolo, ho capito pure, che se questo nella vita aveva commesso qualche reato, non l’aveva consumato da solo, o avrebbe avuto la capacità di programmarlo o decidere lui per gli altri. E’ questo credo che lo sapeva anche tutto Mesagne. Arrivati in caserma, lui viene rilasciato subito. A me invece mi trattengono in caserma,e dopo circa 30, 40 minuti e forse anche di più, vengo interpellato alla presenza dell’ allora Marasciallo. Sulla rapina che era appena avvenuta, non mi viene fatta nessuna domanda, ma mi viene solo chiesto: Cosa stavo facendo, il giorno prima sulla via Torre S. Susanna, nei pressi dove attualmente si trova lo sfasciacarrozze, che poi fra l’altro è anche vicino casa mia. Gli rispondo dicendoli la verità, che ero andato a fare un bisogno fisiologico. Un’ Appuntato che era anche lui presente, nel momento che io dicevo questo, interviene e dice: andiamo a fare un sopraluogo, per verificare se è vero. Facciamo la verifica, torniamo in Caserma, mi danno il libretto di una macchina, che mi avevano ritirato il giorno prima, appartenente ad una fiat 124, che non la volevano neanche allo spascacarrozze, e mi mandarono via. Nel frattempo si era anche sparsa la voce su Mesagne, che ero stato tratto in arresto, per questa rapina. Poi incontrai anche, quella persona che era stata fermata insieme a me, e gli chiesi: Quanto sei stato trattenuto tu in caserma ? E lui mi rispose : Che era stato rilasciato subito, perchè aveva chiesto di parlare immediatamente con il Marasciallo, per spiegarle, che non poteva essere trattenuto molto tempo in caserma, visto anche che era molto impegnato, con una coltura di 10 ettari di
popodori. Non ho altro d’aggiungere.
Distinti saluti Simone Antonio Secondo.
Non sono mai stato un Carlo e credo neanche Maurizio Mafia, che in quel periodo negli anni 1981 addirittura lui e i suoi amici, si accollara una rapina che non avevano neanche commesso, che sarebbe quello di cui io parlo nel commento precedente a questo. Intitolato: “La mia prima volta con lo Stato”
Distinti saluti Simone Antonio Secondo
Non riesco a capire le deliranti parole di Simone Antonio Secondo.
Mi auguro solo che questo Signor Pizzichicchio, nella vita non faccia come mestiere il psichiatra.
Distinti saluti
Simone Antonio Secondo
LE STRAORDINARIE BELLEZZE E I TANTI COLORI DELLA NOSTRA AMATA MESAGNE.
In questi ultimi tempi, mi sono ricordato di una vicenda che mi è successa personalmente tanti anni fa, e oggi penso che per tante diciamo ragioni sia importante raccontare.
Avevo circa 8, 9 anni, con un mio compagno andammo a divertirci in un terreno diciamo quasi vicino casa nostra, dove abitiamo tutt’ora, se vedevamo qualche frutto selvatico e non, lo mangiavamo anche, ma questo lo facevamo solo per gioco e non sempre. Mentre eravamo in un terreno sbuca un uomo, con un cane, armato di pistola, mi blocca, mi punta la pistola in faccia, colpi di pistola sulla testa, mi lega, mi sbatte vicino ad un’ albero e mi picchia violentemente. Il mio amico intanto riesce a fuggire. Io vengo trattenuto da quest’uomo per circa 2 ore sotto continue minacce. Poi mi lascia andare, avevo una bicicletta e me la toglie, questa bicicletta, viene recuperata dopo circa 2 giorni da un mio famigliare, su mia indicazione del luogo dove si trovava, senza dire nulla dell’accaduto, e non disse nulla neanche questo lurido e indigno individuo, al momento del ritiro della bicicletta, visto che il mio famigliare, non mi disse nulla di tutto quello che era accaduto. Oggi valutando questo fatto con quest’ottica o da persona matura, mi chiedo: Quali sono stati le ragioni principali, che hanno spinto quest’individuo, lurido, indegno e sicuramente anche pedofilo, ha comportarsi in questo modo ? Nei confronti di un bambino di circa 8, 9 anni che ne dimostrava anche 3, o 4 . E perché sono stato trattenuto anche per così tanto tempo, visto che io ero solo un bambino? Cos’altro aveva ancora in mente questo lurido e indegno indidivuo ? Su questa storia mi potrei inventare qualsiasi cosa, ma non rientra nel mio carattere fare questo, specialmente su queste situazioni che ritengo molto, ma molto serie e da uomini. Io ho detto su questa faccenda solo la verità, spero che la stessa cosa hai fatto anche tu, se hai parlato di questo fatto con qualcuno. Augurandoti anche, che il buon Dio, se sei ancora in vita, ti aiuti sempre, lo Stato non penso che ha questa forza e capacità, visto che forse una parte di esso, ha anche bisogno lui di aiuto.
Questo fatto che é successo a me, o questi fatti di prepotenza, con violenza o con atteggiamenti di mafiosità, secondo le convinzioni di questi luridi e indegni individui, nei confronti di bambini, in quei tempi, su Mesagne, non erano o non é stato un caso isolato, o possono essere definiti, come una spina in un mare di rose o fiori. Se pensate questo vi sbagliate. Indubbiamente vi erano anche le brave e oneste persone. Ma io ho molto più fiducia in quest’ ultime generazioni, e in considerazione di questo non ho nulla da dire almeno su questa amata cittadina.